Ecco la verità sugli immigrati a Bisceglie
A raccontarla, per l'inaugurazione della mostra "Milioni di passi", un intenso dibattito organizzato Laboratorio cittadino di Pastorale Sociale e Caritas Diocesa
venerdì 20 ottobre 2017
07.30
Una mostra di rara suggestione in un luogo anticamente sacro, per spiegare, in pochi scatti, qual'è la vera anima dell'immigrazione. Ad inaugurarla, un intenso dibattito con i protagonisti dell'accoglienza, per iniziare a "camminare fuori dai luoghi comuni".
Al castello di Bisceglie, il Laboratorio cittadino di Pastorale Sociale e Caritas Diocesana, con "Milioni di passi"- inaugurata nella chiesa di San Michele Arcangelo il 19 ottobre - hanno voluto dire la propria sul senso del martirio oggi e così partecipare in modo alternativo al Giubileo dei Santi Martiri: «Perché ogni martirio è una testimonianza. Ma esistono martiri effettivi, che sono quelli segnati dal sangue e martiri affettivi, che coinvolgono il cuore. Testimoni di questi martiri sono gli operatori delle strutture di accoglienza, che con un generoso impegno insegnano il rispetto e la convivialità tra i popoli».
Le belle parole di don Franco Lorusso, hanno aperto un dibattito approfondito su quello che i biscegliesi non conoscono e dovrebbero in tema di immigrazione.
Moderati da Donatello Lorusso, gli ospiti hanno parlato di luoghi comuni, di numeri (120 richiedenti asilo ospitati a Villa San Giuseppe e 86 ospitati dalla Senis Hospes di piazza Castello), si storie, di uomini, sogni e bisogni, di integrazione ed accoglienza applicati al contesto reale del posto.
«Sono un credente musulmano – ha spiegato Ibrahim El Sheikh, in Italia da 25 anni – eppure lavoro per la Caritas, braccio operativo del Vescovo. La cosa non solo non mi ha creato alcun problema con la comunità musulmana, ma mi da modo di raccontare ogni giorno che è possibile convivere serenamente e fare del bene, al di là del Dio in cui si crede».
«Il 90% dei ragazzi ospitati a Bisceglie ha, come me, fede musulmana – ha confermato Saber Belkacem, mediatore per Oasi2 nella struttura di Villa San Giuseppe – eppure considera l'Italia un luogo di pace. In questo paese abbiamo trovato la serenità persa durante la migrazione. Chi arriva si sente perso, vorrebbe sapere dove si trova, cosa l'attende, quanto tempo deve restare. La legge italiana ha fissato a 60 giorni il tempo massimo di trattenimento nei centri di permanenza temporanea. Eppure abbiamo ospiti che attendono da tre anni di conoscere il proprio destino. Non è facile tranquillizzarli. È per questo che il nostro staff, impegnato in un lavoro difficilissimo, è composto da venticinque dipendenti. E tutti sono indispensabili, come sono indispensabili i volontari che alleviano i troppi tempi morti di questi ragazzi a cui la prefettura garantisce un tetto, un vitto, assistenza sanitaria, legale, un corso di italiano che dura poco più di un'ora al giorno e nient'altro».
«Il nostro ruolo di operatori – ha proseguito Bartolomeo Pasquale, in rappresentanza della Senis Hospes – non è certo solo quello di stendere pratiche burocratiche e attendere che il destino di questi ragazzi sia compiuto. Integrazione è creare un legame fiduciario, è dare ma anche avere. Non è un caso che quando per questi giovani il percorso di accoglienza giunge alla fine, loro continuino a scriverci o venirci a trovare. Se il sistema ha funzionato, resteremo a lungo loro amici e punti di riferimento».
A sfatare ad uno ad uno tutti i principali stereotipi sull'immigrazione è stato Riccardo Garbetta dell'ufficio diocesano Migrantes, che con i fatti ha spiegato perché non è vero che i migranti "ci portano le malattie", "sono trattati meglio degli italiani", "vanno aiutati a casa loro", "ci rubano il lavoro", "vengono tutti in Italia", "sono tutti terroristi", "non scappano dalla guerra", "sono tutti malati", "possono permettersi tutti uno smartphone di ultima generazione", "riempiono le carceri italiane perché sono incalliti criminali". «Quello che ci manca – ha concluso Garbetta dopo aver spiegato che si tratta di uomini sani, giovani, affatto pericolosi, che scappano da situazioni limite e ricevono appena 2,50 euro al giorno per l'acquisto di qualche effetto personale – è far alzare la nostra carità dalla pancia alla testa».
A chiudere gli interventi, il vicesindaco Vittorio Fata, che considera l'immigrazione: «a rischio di essere impopolare, una risorsa per la città. Mi auguro che i cittadini capiscano il concetto. Da parte mia e del Comune di Bisceglie tutto l'impegno per fare in modo che le iniziative di integrazione siano sempre più frequenti e più fruttuose».
La mostra Milioni di passi sarà fruibile fino al 28 ottobre: dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 20; dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13.
Al castello di Bisceglie, il Laboratorio cittadino di Pastorale Sociale e Caritas Diocesana, con "Milioni di passi"- inaugurata nella chiesa di San Michele Arcangelo il 19 ottobre - hanno voluto dire la propria sul senso del martirio oggi e così partecipare in modo alternativo al Giubileo dei Santi Martiri: «Perché ogni martirio è una testimonianza. Ma esistono martiri effettivi, che sono quelli segnati dal sangue e martiri affettivi, che coinvolgono il cuore. Testimoni di questi martiri sono gli operatori delle strutture di accoglienza, che con un generoso impegno insegnano il rispetto e la convivialità tra i popoli».
Le belle parole di don Franco Lorusso, hanno aperto un dibattito approfondito su quello che i biscegliesi non conoscono e dovrebbero in tema di immigrazione.
Moderati da Donatello Lorusso, gli ospiti hanno parlato di luoghi comuni, di numeri (120 richiedenti asilo ospitati a Villa San Giuseppe e 86 ospitati dalla Senis Hospes di piazza Castello), si storie, di uomini, sogni e bisogni, di integrazione ed accoglienza applicati al contesto reale del posto.
«Sono un credente musulmano – ha spiegato Ibrahim El Sheikh, in Italia da 25 anni – eppure lavoro per la Caritas, braccio operativo del Vescovo. La cosa non solo non mi ha creato alcun problema con la comunità musulmana, ma mi da modo di raccontare ogni giorno che è possibile convivere serenamente e fare del bene, al di là del Dio in cui si crede».
«Il 90% dei ragazzi ospitati a Bisceglie ha, come me, fede musulmana – ha confermato Saber Belkacem, mediatore per Oasi2 nella struttura di Villa San Giuseppe – eppure considera l'Italia un luogo di pace. In questo paese abbiamo trovato la serenità persa durante la migrazione. Chi arriva si sente perso, vorrebbe sapere dove si trova, cosa l'attende, quanto tempo deve restare. La legge italiana ha fissato a 60 giorni il tempo massimo di trattenimento nei centri di permanenza temporanea. Eppure abbiamo ospiti che attendono da tre anni di conoscere il proprio destino. Non è facile tranquillizzarli. È per questo che il nostro staff, impegnato in un lavoro difficilissimo, è composto da venticinque dipendenti. E tutti sono indispensabili, come sono indispensabili i volontari che alleviano i troppi tempi morti di questi ragazzi a cui la prefettura garantisce un tetto, un vitto, assistenza sanitaria, legale, un corso di italiano che dura poco più di un'ora al giorno e nient'altro».
«Il nostro ruolo di operatori – ha proseguito Bartolomeo Pasquale, in rappresentanza della Senis Hospes – non è certo solo quello di stendere pratiche burocratiche e attendere che il destino di questi ragazzi sia compiuto. Integrazione è creare un legame fiduciario, è dare ma anche avere. Non è un caso che quando per questi giovani il percorso di accoglienza giunge alla fine, loro continuino a scriverci o venirci a trovare. Se il sistema ha funzionato, resteremo a lungo loro amici e punti di riferimento».
A sfatare ad uno ad uno tutti i principali stereotipi sull'immigrazione è stato Riccardo Garbetta dell'ufficio diocesano Migrantes, che con i fatti ha spiegato perché non è vero che i migranti "ci portano le malattie", "sono trattati meglio degli italiani", "vanno aiutati a casa loro", "ci rubano il lavoro", "vengono tutti in Italia", "sono tutti terroristi", "non scappano dalla guerra", "sono tutti malati", "possono permettersi tutti uno smartphone di ultima generazione", "riempiono le carceri italiane perché sono incalliti criminali". «Quello che ci manca – ha concluso Garbetta dopo aver spiegato che si tratta di uomini sani, giovani, affatto pericolosi, che scappano da situazioni limite e ricevono appena 2,50 euro al giorno per l'acquisto di qualche effetto personale – è far alzare la nostra carità dalla pancia alla testa».
A chiudere gli interventi, il vicesindaco Vittorio Fata, che considera l'immigrazione: «a rischio di essere impopolare, una risorsa per la città. Mi auguro che i cittadini capiscano il concetto. Da parte mia e del Comune di Bisceglie tutto l'impegno per fare in modo che le iniziative di integrazione siano sempre più frequenti e più fruttuose».
La mostra Milioni di passi sarà fruibile fino al 28 ottobre: dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 20; dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13.