
Economia e lavoro
Coronavirus e crisi degli ambulanti, il grido d'allarme di Fiva-Confcommercio
Nazzarini e Carriera, col presidente nazionale Errico, chiedono risposte concrete per una categoria in enorme difficoltà
Italia - lunedì 27 aprile 2020
Fiva-Confcommercio lancia un grido d'allarme, amplificato sul territorio anche da Leo Carriera, direttore Confcommercio Bari-Bat.
«Abbiamo diligentemente seguito le disposizioni del governo, delle istituzioni locali e delle autorità sanitarie e scientifiche ma ora siamo esasperati» ha dichiarato Giacomo Errico, presidente nazionale della Federazione italiana venditori ambulanti. Le sue preoccupazioni sono condivise anche dal rappresentante biscegliese di Confcommercio.
«Non siamo invisibili e vogliamo tornare a lavorare, ma le amministrazioni locali devono salvaguardare al massimo le attività degli operatori su aree pubbliche. Abbiamo urgenza e necessità che vengano azzerati i tributi per l'occupazione di suolo pubblico e per la tassa sui rifiuti. È un paradosso: siamo chiusi e paghiamo le tasse» ha sottolineato il presidente della Fiva.
«La politica e il governo ci ascoltino: non ci servono indennità una tantum ma chiediamo provvedimenti concreti, di immediata attuazione e senza burocrazia, per il sostegno creditizio e per l'ottenimento di liquidità, anche in parte a fondo perduto. E soprattutto regole certe per riaprire e quindi si faccia chiarezza nel caos dei codici Ateco perché è davvero incomprensibile che tra le attività consentite di commercio al dettaglio non sia contemplato il comparto di vendita su aree pubbliche» ha rimarcato Errico.
La chiusura della quasi totalità delle attività di commercio su aree pubbliche in conseguenza dell'emergenza Coronavirus - 176000 imprese con circa 400000 tra titolari, dipendenti e collaboratori - comporterà per il settore, se non si riapre entro luglio, una perdita di oltre 10 miliardi di euro con il rischio che un terzo delle sue imprese chiuda definitivamente (circa 60mila).
Se mercati e fiere non riaprono in tempi brevi, seppur con gradualità e rispettando tutti i protocolli sanitari, il settore rischia il tracollo. Perché le imprese non sono strutturate sul piano economico per sopravvivere in queste condizioni e il danno lo pagheranno anche le famiglie e i consumatori che non avranno più un servizio utile e di prossimità che questa tipologia di vendita ha sempre assicurato in tutte le città.
Il biscegliese Andrea Nazzarini, vicepresidente Nazionale della Fiva, auspica che le ripetute istanze che stanno pervenendo al Governo da parte della categoria possano immediatamente ricevere risposte concrete, ma soprattutto realizzabili, per la categoria.
«Abbiamo diligentemente seguito le disposizioni del governo, delle istituzioni locali e delle autorità sanitarie e scientifiche ma ora siamo esasperati» ha dichiarato Giacomo Errico, presidente nazionale della Federazione italiana venditori ambulanti. Le sue preoccupazioni sono condivise anche dal rappresentante biscegliese di Confcommercio.
«Non siamo invisibili e vogliamo tornare a lavorare, ma le amministrazioni locali devono salvaguardare al massimo le attività degli operatori su aree pubbliche. Abbiamo urgenza e necessità che vengano azzerati i tributi per l'occupazione di suolo pubblico e per la tassa sui rifiuti. È un paradosso: siamo chiusi e paghiamo le tasse» ha sottolineato il presidente della Fiva.
«La politica e il governo ci ascoltino: non ci servono indennità una tantum ma chiediamo provvedimenti concreti, di immediata attuazione e senza burocrazia, per il sostegno creditizio e per l'ottenimento di liquidità, anche in parte a fondo perduto. E soprattutto regole certe per riaprire e quindi si faccia chiarezza nel caos dei codici Ateco perché è davvero incomprensibile che tra le attività consentite di commercio al dettaglio non sia contemplato il comparto di vendita su aree pubbliche» ha rimarcato Errico.
La chiusura della quasi totalità delle attività di commercio su aree pubbliche in conseguenza dell'emergenza Coronavirus - 176000 imprese con circa 400000 tra titolari, dipendenti e collaboratori - comporterà per il settore, se non si riapre entro luglio, una perdita di oltre 10 miliardi di euro con il rischio che un terzo delle sue imprese chiuda definitivamente (circa 60mila).
Se mercati e fiere non riaprono in tempi brevi, seppur con gradualità e rispettando tutti i protocolli sanitari, il settore rischia il tracollo. Perché le imprese non sono strutturate sul piano economico per sopravvivere in queste condizioni e il danno lo pagheranno anche le famiglie e i consumatori che non avranno più un servizio utile e di prossimità che questa tipologia di vendita ha sempre assicurato in tutte le città.
Il biscegliese Andrea Nazzarini, vicepresidente Nazionale della Fiva, auspica che le ripetute istanze che stanno pervenendo al Governo da parte della categoria possano immediatamente ricevere risposte concrete, ma soprattutto realizzabili, per la categoria.