Corsia ospedaliera
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Buongiorno

Operazione A883

Quello scatto di reni che servirebbe

Non è un fulmine a ciel sereno. Non è una notizia inattesa. E la politica biscegliese ha già assolto al suo compito, come una consumata comparsa di teatro pronta a recitare la sua battuta per poi scomparire, rapidamente, e lasciare il dramma sullo sfondo.

L'ospedale civile "Vittorio Emanuele II" di Bisceglie non avrà più un punto nascita: occorrerà andare altrove per partorire, il reparto (o unità operativa, o come diavolo si preferisce chiamarlo) chiuderà e a poco, secondo quanto si è compreso, servirebbe una sollevazione popolare che peraltro, con questi chiari di luna, è quasi impossibile immaginare.

Lo ha deciso la regione, quindi Michele Emiliano, dato che ha ritenuto di tenere per sé l'interim alla sanità evitando di nominare un assessore per occuparsene. In fondo la Puglia ha "soltanto" 4 milioni di abitanti: nel mondo, dalla Mauritania alla Croazia, da Portorico alla Bosnia-Erzegovina, ci sono 115 stati sovrani con una popolazione inferiore...

Il piano di riordino ospedaliero è stato accettato dal ministero della salute, guidato da Giulia Grillo. Il coro stonato e flebile delle stucchevoli reazioni di contrarietà alla decisione non comprende, per il momento, i commenti degli esponenti di un Movimento 5 Stelle mai così imbarazzato a Bisceglie e sul territorio per una figuraccia senza precedenti.

Sembra ieri (era il 15 giugno del 2015) quando Alessandro Di Battista faceva il suo trionfale ingresso in via Giovanni Bovio a pochi giorni dagli arresti per il crac della Casa Divina Provvidenza e arringava le folle al grido di "onestà, onestà" e "sanità, sanità", assicurando ai biscegliesi la difesa a spada tratta di tutti i luoghi di cura e dei presidi ospedalieri.

E gli altri? Sensazionale, per certi versi, la capacità mostrata da Francesco Spina nell'esprimere al tempo stesso lo sdegno per quanto accaduto, incolpare Angarano (che a malapena si è accorto di quello che sta succedendo), ricordare che "quando c'era lui etc..." e negare di aver mai avuto nulla a che fare col presidente della regione («Emiliano? Mai conosciuto. Io ho sentito parlare solo delle Emiliane Barilla...»).

Francesco Boccia, un altro la cui contiguità politica all'ex magistrato e già sindaco di Bari è evidente, ha giocato la carta della contrapposizione con un governo che, evidentemente, sbaglia anche quando si fida di quello che decidono gli esponenti del Partito Democratico...

Gianni Casella ha espresso la sua proverbiale e giusta incazzatura - e qui i più cattivi penseranno alla sua intenzione di candidarsi alle regionali per portare a frutto un consenso che in città, se proprio non cresce, senza dubbio non è sceso -. Rossano Sasso, provetto leghista, ha trovato comunque un modo per scaricare qualche altro mattone su un'amministrazione comunale sempre più in difficoltà.

Quello che forse sentite in sottofondo è il ronfo dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Tenendo conto di quanto le loro azioni siano state efficaci in questi ultimi anni, forse sarebbe meglio sperare che continuino a dormire.

Ma li "batte" tutti Angelantonio Angarano: un sindaco che, di fronte a un fatto di tale gravità, reagisce con l'impeto di Martin Prince dei Simpson al cospetto delle angherie di Nelson e dei bulli. Questi ci chiudono brutalmente un reparto e lui risponde di essere rimasto «perplesso» e che la scelta gli appare «intempestiva». Come uno che incassa un cazzotto in bocca e per tutta risposta ti dice «Birichino!»... Boh!

A proposito, qualcuno ha notizie della presunta grinta dei più stretti collaboratori del primo cittadino adesso che ci sono cose ben più serie da scrivere sui social anziché i post - cancellati dopo dieci minuti - contro Alfonso Russo o sugli scontrini dell'amministrazione Spina? Dove sono - ora che servirebbero veramente - il coraggio civile, lo spirito di denuncia, la faccia tosta e la testa alta sempre sbandierati? O forse Emiliano non si può attaccare?

Il "Vittorio Emanuele II", secondo i meglio informati, dovrebbe perdere una parte del personale in ragione della nuova definizione di ospedale di base e della mancata "promozione", benché promessa a chiacchiere a parole dal presidente della regione, a struttura di primo livello. È da tempo in corso un vero e proprio toto-reparti, naturalmente alla rovescia: si fanno ipotesi su quale unità operativa chiuderà prima. Che tristezza...

Bisceglie avrebbe bisogno di uno scatto di reni della popolazione - cui la politica, al massimo, dovrebbe unirsi senza metterci il becco per evitare di rovinare tutto - teso a provare la difesa di un punto nascita che è davvero assurdo immaginare sottratto a una comunità di oltre 56 mila abitanti. Bisognerebbe chiamarla "Operazione A883", dal codice catastale della città di cui si fregia chi è nato qui. Una sigla che rischia di non apparire più sui codici fiscali.

Non so se meritiamo davvero questo ma ciò che mi spaventa è la rassegnazione con cui, purtroppo, lo stiamo accettando senza nemmeno reagire.
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